Mi sono accorta, per esperienza personale, che c'è un momento in cui una famiglia è sottoposta ad una prova di resistenza notevole.
Il momento è quando, avendo sfortunatamente un congiunto malato terminale, l'oncologo, che fino a questo momento ha curato il male ma non la persona, il medico che ha cercato di curare la persona, l'ospedale o la casa di cura che ha tenuto in custodia il malato, si rendono conto che non c'è più niente da curare, il male ha vinto, la persona è quasi inutile continuare a curarla, non c'è più posto per un malato a lunga degenza in ospedale.
Ci si ritrova soli, con in casa un malato, senza sapere come comportarsi.
Spesso ci sono persone che si alternano nella nostra casa, ma senza direttive, creando caos anche se vogliono dare un po' di aiuto.
Di seguito quanto, sempre per esperienza personale, si deve fare quando ci si trova in questa situazione.
Granita
domenica 26 novembre 2006
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